Novità digitali e polveroni

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Mantenere la rotta e il focus sulla omnicanalità di prossimità

L’avvio del 2021 ha visto importanti novità nei processi di digitalizzazione sanitaria, primo tra tutti la dematerializzazione della ricetta bianca.

Dal mese di febbraio, infatti, il paziente potrà recarsi in farmacia col numero di ricetta bianca elettronica o con il suo codice fiscale, e il farmacista potrà dispensare il farmaco prescritto dal medico. 

I vantaggi sono sicuramente una maggiore tracciatura del farmaco e un altro passo avanti nel processo di digitalizzazione sanitaria.

Ma siamo sicuri che questo NON avrà delle conseguenze per il farmacista e per la farmacia territoriale? 

Per capire meglio basta spostare l’attenzione sulla recente questione esplosa tra Federfarma e Comifar circa il nuovo servizio di recapito a domicilio avviato dal network Valore Salute.

In particolare, nel comunicato in cui la catena virtuale pubblicizza il nuovo servizio, si parla di “servizio offerto da Comifar  che garantisce “consegne anche nei luoghi più remoti e isolati d’Italia”  e di ordini (anche di farmaci con ricetta) gestiti “interamente” dalla logistica del gruppo che “recapita il prodotto a casa del cliente”.

Ecco, quindi, che la dematerializzazione della ricetta assume, in questa ottica, una valenza ben diversa e i quesiti che dobbiamo porci diventano altri.

Qual è il confine tra home delivery ed e-commerce?

Quando l’invio di una ricetta elettronica si trasforma da ordine in acquisto? C’è una legge che ammette la vendita a distanza soltanto di parafarmaco e otc. Può questa legge essere aggirata?

L’altro punto da non sottovalutare è che il servizio di Valore Salute messo in discussione da Federfarma è paragonabile a a quello di altre piattaforme ben note e collaudate da tempo che molti farmacisti e gruppi hanno adottato per offrire servizi a valore ai propri clienti. 

Esprimere un giudizio nel merito della questione non è cosa semplice.

Ritengo però che l’inserimento delle prescrizioni in un sistema digitale attiverà nel futuro, in un modo o nell’altro, processi automatici di consegna a domicilio del farmaco da parte delle farmacie, non solo private e comunali, ma anche di multinazionali e distributori globali che vedono nel farmaco una grande opportunità.

Se la farmacia tradizionale italiana deciderà di entrare in questo gioco esponendosi al mercato della logistica, dove multinazionali e distributori globali sono e rimarranno imbattibili, il gioco allora si farà veramente duro.

Dove la farmacia dovrà invece dovrà puntare?

Abbiamo detto che entrare nella logica delle multinazionali e cercare di competere con le loro strategie di mercato, per esempio in termini di logistica, significa farsi male.

Ciò che la farmacia territoriale può fare è mantenere “il focus sulle cose importanti: per non essere messi fuori gioco bisogna lavorare sul ruolo della farmacia come hub di servizio e presidio della sanità territoriale” preoccupandosi di garantire un servizio che sia “fidelizzante per il cliente e barriera all’ingresso per il competitor (fisico o digitale che sia)” – afferma Stefano Perfetti, coordinatore progetto di ricerca “Farmacia: presidio del territorio” at SDA Bocconi.

Come?

Attraverso l’integrazione tra servizi online e offline che permetta davvero una trasformazione digitale della farmacia territoriale e del farmacista al suo interno.

In poche parole, la chiave del successo (e della sopravvivenza) della farmacia ha un solo nome: omnicanalità di prossimità e specializzazione dell’offerta.

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